Il Marocco sconosciuto

Generalmente la parte più noiosa del viaggio si concentra nella fase della partenza e in quella del ritorno: prendere la macchina, arrivare in aeroporto e aspettare ore di interminabili code al check-in, accumulare l'ansia della “prova-peso-valigia” e attendere l'arrivo nella tanto agognata meta. Ma l'emozione che si prova una volta sbarcati, assaporando la brezza “straniera”, fa dimenticare tutto il tran-tran ai limiti dell'esaurimento nervoso.

Generalmente la parte più noiosa del viaggio si concentra nella fase della partenza e in quella del ritorno: prendere la macchina, arrivare in aeroporto e aspettare ore di interminabili code al check-in, accumulare l'ansia della “prova-peso-valigia” e attendere l'arrivo nella tanto agognata meta. Ma l'emozione che si prova una volta sbarcati, assaporando la brezza “straniera”, fa dimenticare tutto il tran-tran ai limiti dell'esaurimento nervoso.

Arrivati a Casablanca, appena usciti dall’aeroporto principale del Marocco, veniamo accolti da una figura sorridente che si identifica fin da subito come il conducente che ci accompagnerà durante i sei giorni della nostra avventura.
Essendo questo il terzo anno consecutivo in cui mi immergo alla scoperta del “mondo Marocco”, già da quando salgo sulla rumorosissima jeep, inizio ad essere percorsa da fremiti di eccitazione. Un po' come dire… Pronti? VIA!

Sfrecciando come il vento, azzardando sorpassi da infarto tra le strade caotiche ed affollate del centro, riusciamo ad arrivare sani e salvi a Rabat, la capitale.
Non abbiamo tempo per visitarla, perché il mio obbiettivo principale è uno: vedere il suo Museo Archeologico. Esattamente.
Il Marocco non è solo una terra dalla bellezza mozzafiato, dai colori cangianti e dai paesaggi che cambiano; è una STORIA, un mondo che sembra distante dalla nostra realtà, eppure così immancabilmente vicino.

Tralasciandovi la “noiosa” parte storica di Fenici, Romani e Dinastie varie che controllarono questo territorio, vi riporto alla visita del Museo.
Una buffa guida ci accoglie e ci chiede da dove veniamo. Parla perfettamente italiano e forse anche meglio dei nostri stessi connazionali.
Post Scriptum: preparatevi… i marocchini sono delle persone squisite, con la loro cultura e le loro tradizioni, con una forte propensione per la vendita di qualsiasi cosa tu possa volere o anche solo pensare di volere, ma intonagli due note di qualche canzone nostrana, e il coro parte accompagnato da striduli acuti e banda al seguito. E’ stato un modo molto carino per spostarsi tra le sale romane e islamiche del Museo Archeologico. Un po' meno divertente è stato vedere come venivano maneggiati i crani e le ossa di qualche povero uomo primitivo. Era per una buona causa, ma rimango una ragazza alquanto impressionabile sotto questo punto di vista.

Lasciamo il Museo nel primo pomeriggio e ci lanciamo nella visita di Chellah, un sito per metà Romano e metà Merinide che presenta tutt’ora una conservazione eccellente dei reperti e delle vestigia dislocati lungo il suo percorso.
Arriva un momento della giornata in cui accusi la stanchezza del viaggio e delle varie trasferte, ecco che il nostro autista ci carica in macchina e ci riporta a Rabat. All’ora del tramonto ci ritroviamo ad attraversare le fitte stradine della medina, la parte più antica della città, annusare gli odori sempre meno intensi delle spezie che popolano le bancarelle durante la giornata, le donne e gli uomini che iniziano a ritirarsi per il momento del riposo serale. Ogni cosa si svuota del movimento, ma si popola di magia, tutto diventa così irreale. Ti risvegli da questo sogno ad occhi aperti e ti ritrovi nel tuo Riad Dar El Kebira ( http://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g293736-d1020735-Reviews-Riad_Dar_El_Kebira-Rabat_Rabat_Sale_Zemmour_Zaer_Region.html ). Mangiamo in questa casa-palazzo, arrivi nella tua camera, disbrighi le formalità e finalmente ti butti a letto, pronta a collassare fino al giorno successivo, quando improvvisamente…. parte il Muezzin con il suo richiamo di preghiera. Inizialmente ridi a crepapelle, perché diciamocelo..sono estremamente buffi i suoni che escono dalla sua bocca, oltre che incomprensibili, ma dopo venti minuti di cantilena no-stop, ti affacci alla finestra per cercare il minareto e tirargli una delle tue scarpe antinfortunistiche in testa.
Forte del primo giorno, ti svegli all’alba, vai nella terrazza dalla quale ti godi tutta la vista della città, ti strafoghi di cibo e parti, verso una nuova meta.
Lasciamo Rabat e percorriamo la costa atlantica per raggiungere il nord. L’aria frizzantina si mescola con la calura mattutina. Dopo circa due ore di viaggio arriviamo a Lixus, sito archeologico noto per aver subito influenze dapprima fenice e successivamente romane. Osserviamo le vasche per la salinatura del pesce, i vari templi e la necropoli, poi inizia a piovere e torniamo verso la macchina. Fortunatamente il tempo si rimette molto in fretta e così passiamo all’attività della giornata che io adoro di più: MANGIARE.

Ci fermiamo a Larache, dove gli odori marini, lasciano pregustare un ottimo pranzetto a base di pesce fresco, pescato nelle immediate vicinanze. Camminando tra le vie principali della città si possono ammirare i colori freddi delle bancarelle poste lungo la strada che espongono tagli di pescato accattivanti, ma anche la zona del mercato, caratterizzata dalla vivacità e dal movimento, in cui gli oggetti e la merce esposta supera ogni grado di originalità e immaginazione.
Quando, nel tardo pomeriggio si arriva a Tangeri, si visita il suo Museo che, diciamocelo, presenta una collocazione da lasciarti senza fiato. Le sette sale che si aprono attorno a un cortiletto centrale raccontano il passaggio dei popoli dalle epoche preistoriche fino ai periodi recenti del XIX secolo. Alloggio all’hotel Rif ( http://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g293737-d634705-Reviews-Rif_Spa_Tanger-Tangier_Tangier_Tetouan_Region.html ) di cui ho apprezzato in paticolar modo la comodità del materasso. La mattina, la vista dell’alba mi ha ricaricato di tutte le energie perse: dalle enormi vetrate si può ammirare lo scorcio di mare con i suoi colori blu cobalto che lasciano posto, in lontananza, alla veduta delle terre spagnole. WOW, OK PARTIAMO!
Sempre rimanendo nel nord del Marocco andiamo a vedere la “Colomba Bianca”, la città di Tetouan, le cui case bianche in contrasto con l’azzurro del cielo, ti fanno capire subito il perché di questo suo soprannome. Una nuova visita di un altro Museo ci aspetta.
Decidiamo poi di fare una sosta in una cittadina che sembra uscita dal libro delle favole. Risulta irreale. Chefchaouen si presenta come un piccolo paese costruito a ridosso della montagna e fin qui, nulla di particolare. Lo stupore arriva quando si iniziano a percorrere le strade e ad osservare le case della città! Sono blu! ma non un blu qualsiasi, un blu fatato, che l’occhio ringrazia. Si vede come l’omogeneità non sia la dote principale nella stesura del colore, ma il complesso regala allegria e stabilità! Non vorresti mai andartene, un po' come intrappolato nella casa dei dolciumi della strega di Hansel e Gretel. Mi assaporo quel momento di scoperta e di pace, ma fremo per la visita successiva: Volubilis.
Il sito più bello del Nord Africa, e non ho paura a dirlo. Il tratto che dalla costa si immerge nell’entroterra, si fa più calmo ed inizia ad adornarsi di ulivi dai tronchi nodosi. La strada procede fluida e sinuosa, fino a quando l’oliveto lascia posto a un pianoro verde sul cui sfondo si ergono intrepide le rovine del sito romano. Già all’inizio della visita l’atmosfera che si respira è carica di emozioni. Tutto sembra ritornare in vita, tutto sembra congelato in un momento, che sta per esalare il suo nuovo respiro dopo un periodo di apnea.
Bisogna vedere per credere!

La visita continua tra le rovine, il caldo soffocante e la stanchezza accumulata si fa sentire. Mio padre sviene! E per un momento ho creduto di sentirmi male anche io!!!! Fortunatamente si riprende, altrimenti la soluzione sarebbe stata quella di sotterrarlo sotto qualche lapide romana. E’ pur sempre una soluzione gloriosa!!!
Il giorno seguente siamo io e mia madre a continuare l’esplorazione, mentre il caduto di guerra si gode un po' di meritato riposo. Dopo la meravigliosa visita di Volubilis, alloggiamo a Fes e cogliamo l’occasione per ritornare nella medina. Tutto è rimasto come due anni fa, la prima volta che la vidi. Nulla è cambiato, eppure tutto sembra così diverso. Le bancarelle colme di spezie colorate dagli odori pungenti, le carni di cammello e di pollo appese su ganci metallici, carretti frenetici, uomini che sbraitano, le concerie…la vita del Marocco!
E’ difficile spiegare a parole perché questa meta mi attrae e mi coinvolge in maniera quasi morbosa, ma nella sua caoticità, nel suo caos e nella sua vivacità, io ritrovo la pace.

Ci ritornerò..presto.
INSHALLAH!